The Megarobots by Hiroshi Shiba & Stefy Z

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Le origini

"Verso la fine della seconda guerra mondiale, gli scienziati giapponesi stavano studiando un nuovo progetto chiamato "Progetto Uomo di Ferro", che tuttavia risultava essere particolarmente problematico realizzare. Dopo ventisette tentativi clamorosamente falliti il dottor Kaneda riesce a dar vita ad un gigantesco robot: Tetsujin 28 Go (Uomo di Ferro 28) manovrato tramite un grosso radiocomando alloggiato all'interno di una 24 ore..."

Tetsujin 28 Go (Uomo di Ferro 28)Correva l'anno 1963 quando le televisioni nipponche trasmisero per la prima volta Tetsujin 28 Go, la prima serie animata che aveva come protagonista un robot gigante, mentre in Italia gli unici cartoni animati che si vedevano erano solamente quelli prodotti da Disney e soci. La stragrande maggioranza di noi non era ancora nata, ma nel paese del Sol Levante qualcosa invece stava già nascendo: l'era dei grandi robot giapponesi. La serie Tetsujin 28 Go andò in onda fino al 1965 tuttavia anche se rimase in programmazione per ben tre anni, non ebbe la forza necessaria per oltrepassare i confini giapponesi, gli americani erano ancora i favoriti qui in Italia e in Europa, anche perchè incominciarono ad intensificare la loro produzione ed a distribuire i loro prodotti molto più frequentemente. In ogni caso, grazie alla popolarità che Tetsujin 28 Go ebbe in Giappone, spinse sia le case produttrici che i giovani talenti di allora, a puntare su questo nuovo tipo di filone, nacque così nel 1972 la seconda serie robotica Astroganger (Astroganga), ma nessuno di questi predecessori sembra avere la forza di imporsi come le serie della Toei, che finiranno per stabilire i paradigmi per una sterminata produzione che dominerà gli anni settanta. Saranno infatti le creature nate dalla mano di un giovane disegnatore, un certo Kiyhioshiy Nagai in arte Go Nagai, che apriranno le porte a quella che sarà definita in seguito come "l'invasione dei robot".

Mazinga Z & Co.Nello stesso anno infatti, approdò sui teleschermi nipponici la serie Majinga Zetto (Mazinga Z) che subitò suscitò stupore e meraviglia in tutto il paese.  La rivoluzionaria idea di creare un robot difensore della pace comandato all'interno da un essere umano, ebbe un tale successo che la fine della serializzazione in tv, portò a realizzare l'anno successivo due film cinematografici, e nel 1974 anche un seguito della serie: Gureto Majinga (Il Grande Mazinga) ottenendo un elevato indice di ascolto con una media del 25% circa. Nel frattempo, le case produttrici di giocattoli, commissionarono alla Toei ed alla Dynamic, di creare serie animate in cui compaiono diversi robot trasformabili e componibili tra loro, in modo da aumentare la produzione di giocattoli da immettere sul mercato. Nacquero così nel 1975 Getter Robo (Space Robot) e Kotetsu Jeeg (Jeeg Robot) che inaugurano il filone dei robot trasformabili. Quest'ultimo poi avrà un grande successo televisivo ottenendo uno share molto alto, ma soprattutto un grande successo come giocattolo per la gioia di tutti i bambini. Sempre nello stesso anno arrivò Ufo Robo Gurendaiza (Goldrake), capitolo finale che concluderà la saga cominciata tre anni prima con Mazinga Z. Un cartone animato che ha fatto storia soprattutto in Italia essendo stata la prima serie animata robotica ad essere trasmessa in Europa. Ormai l'irrefrenabile successo dei robot giganti sembrava non avere rivali, finendo così per imporsi prepotentemente sul piccolo schermo a discapito delle produzioni cinematografiche, che fino ad allora avevano dominato incontrastate.

Kido Senshi Gandamu (Gundam)Negli anni successivi i "colossi di ferro" continuarono la loro pacifica avanzata, fino a raggiungere l'apice del successo nel periodo compreso tra il 1976 ed il 1978, nel quale uscirono la bellezza di 18 serie. I prodotti made in Japan grazie al loro successo, riuscirono ad imporsi anche all'estero, tanto che il gigante americano vedrà nel paese del Sol Levante una nuova ed inaspettata minaccia per la propria produzione. In Italia nel 1978, la RAI mandò in onda Goldrake e fu subito il delirio collettivo, a distanza di pochi mesi fu la volta di Jeeg Robot e via via tutti gli altri, e lo stesso fenomeno si ripetè anche in Francia e in Spagna... è l'inizio del boom giapponese! Nel 1979 mentre ormai tutta Europa era stata invasa dai cartoni nipponici, la Sunrise iniziò la serializzazione di Kido Senshi Gandamu (Gundam) che diventerà la pietra miliare di tutti gli "otaku" giapponesi e non. La serie era talmente realistica, convincente e completa in ogni dettaglio, da far apparire il Gundam come il nuovo leader di una nuova era robotica che pian piano stava nascendo. Il successo fu immediato: furono preparati tre lungometraggi, inoltre la casa produttrice era continuamente invasa dalle richieste di replica della serie. La Bandai aveva iniziato ad immettere sul mercato i modellini dei robot, vendendo nel giro di sei mesi oltre tre milioni di esemplari! Lo stesso anno il Gundam approdò anche Italia, riscuotendo un gran successo anche da noi, purtroppo però la serie non ebbe una felice permanenza in quanto venne ritirata dal mercato dalla Sunrise per via dei diritti illeciti (così almeno si pensa).

Super Dimension Fortress Macross (Robotech)Negli anni 80 l'Italia diventò il principale paese importatore dei cartoni animati giapponesi, infatti nel periodo compreso dall'1980 al 1986 vennero importati la bellezza di 240 cartoni animati, e vi posso assicurare che nessun altra nazione hai mai fatto una cosa del genere!!! Tuttavia "l'impero dei robot" stava perdendo terreno nei confronti delle altre serie, soprattutto quelle a carattere sportivo e fantastiche. Dalle 7 serie robotiche in programmazione nel 1981, si passò alle 6 serie nel 1982, e nel 1983 due soltanto, finendo addirittura a quota zero nel 1984. Negli anni successivi mentre il Giappone continuava a realizzare altri robot, l'Italia ritrasmetteva repliche su repliche a tutto spiano, ignorando le nuove uscite. Si dovette aspettare fino al 1986 per poter guardare una nuova serie robotica. Con l'arrivo di Super Dimension Fortress Macross (Robotech), l'Italia era sicura di ripetere l'enorme successo che questa serie stava ottenendo negli Stati Uniti, e difatti le aspettative non furono tradite. L'animazione, la storia e i personaggi di Robotech erano qualcosa di eccezionale, fu l'ultimo cartone che infiammò di nuovo i cuori dei ragazzi di tutte le età, anche i giocattoli andavano a ruba, tanto che la produzione non riusciva a tenere il passo. Tuttavia l'era dei grandi e possenti robot stava per terminare. Finita la serie infatti, si chiuse una fase importante della storia degli anime, che evidentemente qui in Italia aveva espresso tutto il suo pontenziale. Dovranno passare molti anni, prima che il nostro paese si interessi nuovamente al filone robotico, quasi dodici anni, con la serializzazione nel 1998 di Kido Senshi Patlabor (Patlabor). Una lunga attesa, ma soprattutto una grande perdita "culturale" visto che in quel lungo periodo il Giappone sfornò un qualcosa come 77 serie robotiche!!! 

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