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Aprile 1978, la televisione italiana inizia la trasmissione di un cartone animato giapponese il cui protagonista è un robot gigante che distrugge alieni invasori a colpi di alabarda spaziale e lame rotanti. Quello che per la Rai doveva essere solo un modo per riempire i palinsesti, acquistando produzioni straniere a basso costo, si rivela in realtà un
successo senza precedenti e quel robot gigante,
Goldrake, dà il via ad un' importazione di cartoni animati provenienti dal paese del Sol Levante,
così massiccia da poter affermare che negli anni compresi tra il 1978 e il 1984, un angolo di Giappone, o meglio, un pezzo della sua arte, della sua cultura e della sua mentalità, ha messo radici profonde nel nostro paese, influenzando un'intera generazione.
Delle numerosissime serie giunte in Italia, quasi tutte hanno goduto di un buon successo, sicuramente
però alcune hanno saputo appassionarci più delle altre e il cui successo è stato a dir poco travolgente. Tra queste, abbiamo visto, il primo è Goldrake: fin dalla prima messa in onda è riuscito a conquistare il cuore di migliaia e migliaia di bambini (e non solo), rappresentando per la televisione italiana una novità assoluta, qualcosa che davvero non si era mai visto prima e che potremmo definire spettacolare, perchè spettacolare era il robot e le sue armi, spettacolare il dinamismo dei combattimenti e spettacolare il fascino ed il carisma del suo pilota.
Appena un'anno dopo, ancora nel pieno della Goldrake-mania, fanno la loro apparizione
sugli schermi altri robot, destinati a contendersi il
successo televisivo e, in particolare, i bambini iniziano a dividersi tra quelli che impazziscono per Goldrake, quelli che adorano i due Mazinger e quelli che invece amano
Jeeg il robot d'acciaio.
Sebbene trasmessi con un differente ordine cronologico rispetto al Giappone, il
Grande Mazinga e
Mazinga Z diventano immediatamente, insieme a Goldrake, pilastri della storia dell'animazione giapponese in Italia, ed il loro pugno atomico costituisce uno slogan ricorrente tra i bambini, quanto l'alabarda spaziale di Goldrake.
Anche Jeeg il robot d'acciaio ottiene un grandissimo riscontro tra il pubblico televisivo; l'intera sequenza dall'unione dei pugni al lancio dei componenti diventa presto un rito e rappresenta agli occhi dei piccoli telespettatori un'innovazione importante che unita al design originale del robot, rende Jeeg una delle serie piu' amate.
L'entusiasmo per i robot continua con Gundam e
Daitarn 3: il mobile suit bianco incanta
puntando su un'interpretazione quanto
più realistica e matura, mentre il Daitarn diverte grazie ad una vena umoristica di base, due serie molto diverse quindi, ma il successo è identico.
E non ci sono solo robot: nello stesso anno di Mazinga e Jeeg, almeno altre due serie vengono seguite con grande passione, la prima ha per protagonista
Capitan Harlock, un pirata solitario che a bordo della sua nave spaziale ci porta a conoscere gli angoli
più remoti dell'universo; la seconda è la serie del famosissimo ladro
Lupin III, tra le pochissime sfuggite alla censura totale e tutt'ora periodicamente riproposta sulle reti nazionali.
Un'altra grande ondata di "delirio collettivo" si è avuta con la serie di Uomo Tigre il campione, proponendoci il mondo della lotta libera come troppo spietato ma al tempo stesso ricco di buone azioni e sentimenti.
La lista degli anime giapponesi che hanno spopolato qui' da noi è ancora molto lunga, parliamo di
Remì,
Space Robot,
Candy Candy,
Lady Oscar,
Ken il guerriero, i
Cavalieri dello Zodiaco, ma per brevità è difficile citarli tutti, possiamo
però dire con certezza che alla base di tanto successo c'è stata un'immaginazione senza limiti e sopratutto,
mai come allora,
ciò che per noi bambini poteva essere solo fantasia, è diventata in qualche modo realtà: era realtà infatti, quando nelle domeniche di Carnevale abbiamo sfilato per le strade e le piazze italiane, ognuno nel costume del suo personaggio preferito, orgogliosi di essere Actarus, Harlock, Uomo Tigre; era reale nelle nostre mani quel modellino di Goldrake, figlio di una cultura
così lontana e diversa, eppure così incosapevolmente amata.
Le industrie dei giocattoli e dei gadgets non si lasciarono sfuggire l'occasione, vennero prodotti centinaia di giocattoli e modellini di eroi, robot e astronavi, senza contare che questa era solo una piccola parte di tutto quello che era possibile trovare nei negozi. Sicuramente simboli di questa produzione sterminata sui cartoni animati giapponesi sono stati i 45 giri delle sigle italiane e gli album delle figurine, ma innumerevoli sono stati anche gli articoli per la scuola, dai quaderni agli astucci, dai libri ai diari e agli zaini, tutti raffiguranti le immagini dei personaggi preferiti di ogni cartone animato,
così come i salvagenti e i canotti per il mare, i bicchieri per la colazione, i portachiavi, le
spille, gli adesivi di ogni tipo, i poster e le magliette, e infine le medaglie e i ciondoli da portare al collo, soprattutto con la testa di Jeeg, proprio uguale a quello portato da Hiroshi.
Oggi a circa vent'anni di distanza, tutti questi oggetti sono incredibilmente ricercati dai collezionisti di ogni parte d'Italia, e a volte se ben conservati possono raggiungere anche prezzi molto elevati, ma al di là del valore commerciale, ognuno di questi oggetti, dal robot di plastica senza una gamba e impolverato che conserviamo in soffitta, al 45 giri graffiato e ormai inascoltabile, rappresenta forse la testimonianza
più diretta del successo che quei cartoni animati giapponesi hanno incontrato nel nostro paese.
  
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